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Dove mi trovo?
Non mi cercate dunque io svanisco.

Strappo dal mio petto tutto ciò di cui ho vissuto.
Mi fa male, moltissimo, ed immanentemente il mio sangue si riempie della mia vecchia concubina.
Compagna da sempre, seduttrice e meretrice.
Amica e infame nemica.
Tu, dai solo sofferenza.
Tu sai solo prendere.
Tu maledetta sei Malinconia.
Porti teco, fra i sorrisi freddi, lame di depressione unte.
E le conficchi in me con la tua forza, meschina.
(schiena nuda)
Odiata.
Godi della mia solitudine finita.
Sei soddisfatta per il mio stupido, stupido modo di vivere.
Sono io un cibo tanto tenero per te?

E allora penso agli anni.
                                Tersi...
E a ciò che ne viene in rima.
Ai giorni che ho dato a questa terra et a qualcuno.
Alle scelte e alle rinunce che ho commesso in nome di qualcosa...
Il cui profumo ora è afrore.
No, non abbasso la testa.
Ti fisso e ti sfido, oh minuscola sconfinata rivale.

Vuoi farmi dire che ho errato.
Lo so.
Ma non lo dirò.
Mi scagli ancora in faccia, e mi ferisci, le mie scelte.
Me le rinfacci con algida perfidia.

Mi sputi le promesse degli altri.
Vaghe e lontane, come saturno da qui.
Mi graffi la pelle con il volto di persone che non m'appartengono.
Mai.

Io, io coperto di nero e buio e blu, da piccolo mi fò grande.
E ti sfido nel mio nome.

Lo so.
Che tutte le tue armi sono quelle che mi hanno ridotto come sarò.
E come non sono mai più.
Conosco l'odio e la diffidenze con cui lumo la città.

Ma non me lo farai dire.
Non ti dirò che ho sbagliato in ogni cosa.
Ti dirò che ho vissuto, come ho saputo.
Ti dirò che ho fatto tutto quello che era in mio potere.
Ti dirò che mi rincresce.
Ti dirò che mi dispiace da morire.
Ti dirò che ti darei la vita, per sentirmi appellare con quel titolo, da solo qualcosa di suo.
Ti dirò che mai più per sempre mi lascerò andare.
Ti dirò queste cose.
E altre mille.

Ma con amore, amore tiepido.
Che ora è il mio solo modo di sfiorarvi.

Io lo straniero tra tutti.
Non parlo la vostra lingua.
Non la capisco.
Da mai.
Non comprendo cosa fate.
Semplicemente, non lo vivo.

Io, io sono parte di un mondo che è parte del mondo.
Io non riesco a darvi queste cose per cui voi siete così felici.
Felici..
E non le discuto nemmeno.
Voi siete vivi, e meritate sicuramente ciò che fate e ciò che diventate, e le vostre scelte.
Come io merito le mie.
Però, pacta sunt servanda.

Ognuno rifletta su quello che è.
Io, un giorno lo farò.
Non stasera.

Io ora cammino sul vento.
Incerto l'incedere che mi fa stolido.
Mancante è il mio appoggio.
Se solo poteste vederlo il mio occhio.
S'è riempito di anni di lacrime.
In una manciata di mesi.
Tornano a me.

Il mio sguardo.
Secco e fragile, ma tosto, breccioso.
Impenetrabile.
No, il mio cuore non ve lo do.
Non lo renderete arido.
Non vi faccio arrivare tanto in fondo.
Vi fermo, e vi fermerò.

Silenzio,
            tanto non c'è nulla da sentire,
                                                        nulla.
Solo il nulla, forse.

Non ne è valsa, infine, la pena.
Per questo, mi rammarico.

Questo è il secondo addio.
Il più salato, se mi capite, il più amaro.
Il terzo sarà eterno.

--
si quid habet mammas vel rotas, res habebis difficiles aliquando
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About the author Martin - Andrea Franzino

 

Martin (Andrea Franzino)

"Per cadere, basta una spinta.
Per volare, ci vuole perseveranza." 

Le mie Poesie 
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